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Miniera di Fundu e’ Corongiu

Trattando dell’archeologia mineraria di Seui non può che farsi riferimento alla miniera di Fundu e’ Corongiu, unico giacimento di antracite presente in Sardegna e uno dei pochi esistenti in Italia.

La miniera di antracite di Corongiu è situata a pochi chilometri dal paese. Essa è disposta in un’area denominata Fundu e’ Corongiu- San Sebastiano in prossimità della linea ferroviaria delle Ferrovie Complementari della Sardegna che, nel lontano 1894, fu costruita appositamente in quel luogo per strappare all’isolamento l’intera zona e per consentire lo sviluppo della miniera.

La denominazione Fundu e’ Corongiu, deriva da “fondo” ma anche da “terra chiusa” da un Corongiu, ossia da una roccia; infatti la miniera di cui parliamo si trova in un terreno nelle vicinanze di una parete rocciosa a picco.

La scoperta del giacimento di antracite è da attribuirsi a Lamarmora che nel corso dei suoi viaggi in Sardegna rimase incuriosito da una leggenda popolare della zona che raccontava di pietre nere capaci di emanare calore e di bruciare. Questi recatosi nella località indicatagli dagli abitanti di Seui trovò le pietre nere, l’antracite appunto, era il 1827. Da subito vennero disposte le analisi del carbonfossile rinvenuto. I primi scavi iniziarono nel 1838 e nel 1870 iniziò l’attività estrattiva; sei anni più tardi dopo un attento esame del minerale si stabilì l’assoluta eccellenza dell’antracite coltivata a Corongiu.

La miniera di Corongiu è  rimasta attiva dal 1870 al 1958. Durante questi anni si susseguirono tre diverse gestioni. Dopo la legge del 1859 che sanciva la proprietà statale del sottosuolo la miniera venne data, dal 1886 al 1900, inconcessione alla Società Genovese delle Miniere e alla Società Generale; dal 1900 al 1938 subentrò nella gestione e sfruttamento del giacimento la Società Monteponiche si serviva dell’antracite della miniera di Corongiu come combustibile per il trattamento dello zinco estratto ad Iglesias; dal 1938 al 1958 la concessione venne invece affidata alla Società Veneto-Sarda. Senz’altro più difficile è stata la gestione della miniera nel periodo antecedente il 1886. Si è trattato per lo più di concessioni affidate a privati che per mancanza di fondi si trovarono costretti ad interrompere ogni attività. Le maggiori difficoltà e gli scarsi investimenti, in realtà, erano da ascriversi all’eccessivo isolamento della zona che rendeva difficile, e fino al 1894 praticamente impossibile, ed economicamente poco vantaggioso, il trasporto del materiale estratto verso i porti dell’isola. Nel primo periodo della sua esistenza (1887-90)la miniera di Corongiu occupava mediamente sei  operai, si trattava per lo più di  piccoli agricoltori e pastori del luogo (fonte: www.minieredisardegna.it)

La presenza della miniera, negli anni della sua attività, ha cambiato il volto al paese di Seui sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale consentendone il passaggio da un’economia rurale ad un’economia industriale. Infatti, per un verso essa frenava il fenomeno migratorio e dall’altro costituiva per la povera gente del luogo l’occasione per sviluppare una coscienza sociale e per acquistare una visibilità e una consapevolezza di classe.

In questa miniera, tuttavia, le condizioni di lavoro degli operai erano precarie e le retribuzioni molto basse. Non pochi furono i casi di infortunio e di morte. Di ciò fu testimone dal 1922 al 1962 il dottor Demetrio Ballicu, medico condotto di Seui, cui spettava il dovere di rispondere alle chiamate dalla miniera a qualsiasi ora del giorno o della notte. Egli stesso scrisse:

Parecchi di loro che formano non un gruppo  sparuto ma una nutrita falange si trascinano, miseri ruderi umani, tristi con passo malsicuro e titubante sotto il peso non degli anni ma degli acciacchi e delle sofferenze causate dalla funesta silicosi, mentre il mio cuore pulsa con regolarità fisiologica e i miei polmoni respirano a pieno regime. Non voglio, non posso dimenticare queste vittime del lavoro. Li terrò  sempre presenti nella memoria insieme con altri minatori i quali in condizioni di completa efficienza fisica perirono sfracellati, schiacciati dalle frane nelle miniere di Corongiu."

"In un periodo gli  infortuni nelle gallerie di quella miniera si susseguirono con ritmo pauroso, tanto impressionante che i familiari di una delle vittime, nel parossismo della costernazione, fecero scolpire sulla lapide del loro congiunto una scritta che incute orrore e induce a  meditare": L’ha ucciso la miniera assassina”.

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